E LO CHIAMANO MALTEMPO...

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negli ultimi mesi, abbiamo assistito a fenomeni meteorologici violenti, con danni a persone e territori. E' sempre di più allarme sul clima, e a lanciarlo è il presidente dell'Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi. "Due generazioni, ovvero 20 anni, sono il piccolo lasso di tempo che ci rimane per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell'uomo e dei territori, sull'agricoltura e sull'economia", è l'ultimatum del presidente dell'Iss, anzi, fra 20 anni potrebbe già essere troppo tardi. Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l'anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro se non si agisce subito.

Il 2018 sembra essere uno degli anni più caldi dalla seconda metà dell'Ottocento. Così riporta l'agenzia meteo dell'Onu (WMO) nella sua annuale Dichiarazione sullo Stato del Clima. In particolare, il 2018 sarà il quarto anno con le temperature più alte mai registrate nella storia.

Il rapporto dell'Onu mostra nel dettaglio che le temperature medie nei primi 10 mesi del 2018 sono state di quasi 1 grado sopra i livelli pre-industriali (1850-1900). Aumentano in maniera esponenziale gli indicatori del riscaldamento globale, e dell'aumento del livello dei mari, riscaldamento e acidificazione degli oceani, scioglimento dei ghiaccai sul mare e sulla terra, oltre a devastazioni per eventi meteorologici estremi. Questo è quanto accade sempre più di frequente in tutto il mondo, e questo processo degenerativo del nostro clima, si velocizza sotto i nostri occhi.

Siamo molto lontani dal raggiungere gli obiettivi per il 2020 sul cambiamento climatico e fermare l'aumento delle temperature - ha dichiarato il segretario generale dell'agenzia meteo dell'Onu, Petteri Taalas -. Le concentrazioni di gas serra sono un'altra volta a livelli record, e se l'attuale trend prosegue indisturbato, mantenendo il nostro modo di vivere attuale, potremo vedere aumenti di temperature di 3-5 gradi alla fine del secolo. Se noi sfrutteremo, senza alcuna limitazione, tutte le risorse conosciute di combustibili fossili, l'aumento delle temperature sarà considerevolmente più alto". Per la vicesegretaria dell'agenzia, Elena Manaenkova, "ogni frazione di grado di riscaldamento fa la differenza in termini di salute umana e di accesso al cibo e all'acqua, estinzione di animali e piante, sopravvivenza di barriere coralline e flora e fauna marine. Fa la differenza in termini di produttività economica, sicurezza alimentare e resilienza delle nostre infrastrutture e città. Fa la differenza in termini di velocità dello scioglimento dei ghiacciai, di forniture d'acqua e di futuro delle isole e delle comunità costiere. Ogni frazione di grado in più conta".

Attenzione massima dunque, a quello che stiamo apprendendo sul nostro clima, dalla Conferenza Onu sul clima Cop24, che quest'anno si tiene a Katowice in Polonia dal 3 al 14 dicembre. L'obiettivo principale è cercare una soluzione per far fronte all'innalzamento delle temperature e ai cambiamenti climatici in generale. Necessario trovare riforme concrete da applicare a tutti i Paesi del mondo, prima che sia troppo tardi, perchè le lancette corrono veloci.

I cambiamenti climatici influenzano diversi settori. L’agricoltura è tra quelli maggiormente esposti. Mentre alcune tra le conseguenze previste potrebbero essere benefiche per l’agricoltura in alcune regioni europee, in modo particolare le aree nordiche grazie all'allungamento della stagione di crescita e ai miglioramenti nelle produzioni agricole dovuti a condizioni climatiche più miti, si prevede che la maggior parte delle conseguenze sarà negativa, porterà perdite economiche e avverrà in regioni già sotto pressione a causa di fattori socio-economici e ambientali, come la scarsità d’acqua.

Si ritiene infatti che l'aumento della temperatura riduca le rese e la qualità di molte colture, soprattutto cereali e cereali da foraggio. L'incremento delle precipitazioni (in termini di livello, tempi e variabilità) può beneficiare le zone aride e semi-aride, aumentando l'umidità del suolo, ma potrebbe aggravare i problemi nelle regioni con eccesso di acqua, mentre la riduzione delle precipitazioni potrebbe avere l'effetto opposto. La variabilità climatica associata all’aumento termico provoca inoltre rischi in aumento di danni da gelata e da altre avversità estreme, venti forti, ondate di calore, grandine, cedimenti dei terreni.

Gli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura sono riconducibili a tre macro-aree.

La prima è la PRODUZIONE AGRICOLA. Da alcuni modelli (come quello di Mendelsohn e Schlesinger) si evince che la produzione agricola misurata in termini monetari è una funzione di alcune variabili climatiche. Il cambiamento dell’assetto climatico infatti, modificherà (e sta già modificando) il comportamento delle principali variabili che incidono sulle produzioni come le temperature (in aumento di 1,5-20C fino al 2050) e le precipitazioni (in riduzione come cumulati di pioggia); inoltre l'intensificazione delle incertezze e delle incognite rispetto al fisiologico livello di esposizione al rischio delle produzioni agricole sarà accompagnato da un aumento della vulnerabilità anche economica delle aziende e con effetti anche sugli andamenti di mercato (domanda/offerta, disponibilità di riserve, ecc.)

D'altra parte, un fattore che aumenta la produttività agricola è relativo al fenomeno conosciuto come carbon fertilization: oltre ad aumentare la temperatura del pianeta e danneggiare l’agricoltura, l’incremento delle emissioni di CO2 produce anche un effetto positivo sull’agricoltura stessa, alleviando gli effetti avversi legati al surriscaldamento. Nonostante ciò, il calo di produzione agricola mondiale si attesterà nel 2080 tra i 190 miliardi di dollari e i 40 miliardi di dollari all’anno.

La seconda è la SICUREZZA DELLA CATENA ALIMENTARE. Le ripercussioni attese dal cambiamento climatico sulla sicurezza alimentare riguardano principalmente l’aumentata criticità della gestione della risorsa acqua e l’accelerazione della diffusione di malattie e contaminazioni nei prodotti agricoli e alimentari.

La mancanza d’acqua avrà un grave impatto sulla produzione agricola e sul paesaggio europeo. Molte aree, specialmente nei paesi nel sud dell’UE, hanno praticato l’irrigazione per centinaia di anni come parte della propria tradizione agricola. É fuor di dubbio che sarà necessario rivedere le tecniche d’irrigazione, migliorare l'efficienza nell’uso dell’acqua e ridurne le perdite.

Le conseguenze negative possono anche derivare dal probabile aumento nella distribuzione e nell’intensità di attuali parassiti, malattie, ed erbe infestanti, causati da temperature e umidità più elevate. L’effetto sarà con tutta probabilità fortemente regionalizzato.

Infine la SICUREZZA SOCIALE. Le principali situazioni di conflitto e criticità sociali legate al cambiamento climatico appaiono essere riconducibili a: disponibilità e utilizzo delle risorse naturali; danni economici e rischi per le città costiere e le loro infrastrutture; aumento delle dispute territoriali; fenomeni migratori legati al peggioramento delle condizioni di vita; situazioni di instabilità e di misgovernment rispetto alla risposta ai crescenti bisogni delle popolazioni; tensioni legate all’accesso e al controllo delle risorse energetiche; pressioni sulla governance internazionale.

In particolare, secondo il Consiglio europeo, gli effetti del cambiamento climatico sulla disponibilità e ripartizione delle risorse naturali condurranno molto probabilmente a un aumento delle turbolenze e dei fenomeni migratori: "La competizione per le risorse naturali – che nelle prossime decadi sarà aggravata dal riscaldamento globale – produrrà molto probabilmente turbolenze e fenomeni migratori in varie regioni del Pianeta".

Dobbiamo ricordare che, la Commissione europea, nella primavera del 2008, ha riconosciuto il cambiamento climatico come "un pericoloso moltiplicatore in grado di esacerbare tutti gli altri trend, tensioni e fattori di instabilità esistenti". Sono passati dieci anni, e la situazione non riscontra miglioramenti.

Tutto ciò assume una notevole importanza considerando che i terreni agricoli, i boschi e le foreste coprono all’incirca il 90 % della superficie dell’UE.

L’agricoltura per sua natura si adatta alle condizioni climatiche, ma i cambiamenti climatici in atto pongono questioni del tutto particolari data la velocità dei cambiamenti rispetto alle capacità di adattamento degli agroecosistemi e l'occorrenza e portata degli eventi fuori norma e con scenari poco prevedibili

È possibile già notare l’impatto che hanno avuto alcuni cambiamenti delle condizioni climatiche sul terreno. Numerosi effetti sono già stati osservati come l'anticipo dei periodi di fioritura delle piante, l'allungamento della stagione di crescita delle vigne e cambiamenti in altri cicli naturali delle piante. I cambiamenti nel calendario delle attività di coltivazione (semina, raccolto, ecc.) indicano che gli agricoltori si stanno già adattando alle nuove condizioni climatiche.

L’agricoltura è quindi in prima linea nella battaglia contro l’impatto dei cambiamenti climatici mondiali.

A mio parere, è di fondamentale importanza la sostenibilità, che deve essere a 360°. Le emergenze ambientali, gli eventi estremi conseguenti ai cambiamenti climatici e i loro effetti catastrofici sulla vita dell'uomo impongono interventi concreti sull'attuale modello di sviluppo, finalizzati alla riduzione delle emissioni di gas serra, ritenuti tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici.

La crescita nei consumi degli ultimi 50 anni sta creando pressioni sempre più esasperate sull'ambiente. Il deterioramento delle risorse come l'acqua, l'aria, la terra, le foreste, è la causa di desertificazione, inquinamento delle falde acquifere, frane, perdita di biodiversità, inquinamento atmosferico, emissioni di CO 2 , innalzamento della temperatura terrestre, scioglimento delle nevi perenni, aumento del buco dell'ozono ecc.

Comportamenti eco-sostenibili di consumo possono costituire un vantaggio per le nostre tasche e rispondono all'esigenza di contenere le emissioni per dare attuazione agli impegni assunti dall'Italia a livello internazionale.

La consapevolezza di salvaguardare l'ambiente per le generazioni future e la necessità di affrontare i problemi dell'ambiente, unitamente all'esigenza di pianificare un più equo sviluppo sociale ed economico a livello mondiale, hanno portato i governi dei diversi Paesi ad assumere questi impegni. In particolare, con l'Agenda 21, si è definito un ampio e articolato programma di azioni per lo sviluppo sostenibile del pianeta da qui al 21° secolo.

Perseguire un modello di sviluppo sostenibile non è sicuramente una cosa semplice, ma certamente un sforzo congiunto tra cittadini e istituzioni potrà rendere meno difficile il percorso.

Sono infatti i cittadini che con il loro stile di vita, le piccole azioni e i comportamenti quotidiani di consumo e gestione delle risorse possono contribuire alla sostenibilità. È necessario far crescere nel cittadino la consapevolezza del proprio ruolo di attore fondamentale nell'attuazione di un modello di "consumo sostenibile", orientando le proprie scelte verso beni e prodotti rispettosi dell'ambiente, che consentano di contenere i consumi, ridurre i costi e, soprattutto, le emissioni di gas inquinanti.



Tania Pracchia






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