Domani è il giorno della verità per i nuovi OGM

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L’attesissima sentenza della Corte di Giustizia Europea può cambiare l’approccio del nostro continente alle biotecnologie, aprendo la porta ai nuovi OGM,

Sui nuovi OGM può finire il principio di precauzione

Quella di domani sarà una sentenza cruciale, in ogni caso. La Corte di Giustizia Europea è chiamata a dare una risposta al ricorso del Consiglio di Stato francese sui nuovi OGM, fornendo una lettura chiara della normativa comunitaria sulla modificazione genetica. A partire da questa sentenza, l’Unione Europea dovrà adottare nel 2018 un provvedimento che includa o escluda le nuove tecniche di manipolazione dalla direttiva 2001/18.

Si tratta di un passaggio potenzialmente senza ritorno: se le cosiddette New Breeding Techniques (NBT) usciranno dal campo di applicazione della legge, i loro prodotti saranno venduti nel mercato europeo senza etichette, senza tracciabilità e senza le valutazioni del rischio riservate agli OGM. Se lo meritano? molti esperti credono di sì, perché sarebbero in grado di modificare il genoma in maniera più prevedibile e precisa rispetto alle tecniche di transgenesi classica. Inoltre, promettono di non fare più il temuto salto di specie, che comportava l’inserimento di geni animali in cellule vegetali. Le NBT mixeranno soltanto specie affini, per renderle più resistenti ai patogeni e alla siccità, più produttive o più durevoli. Inoltre, i geni esogeni inseriti negli organismi bersaglio verranno estromessi nella sua “versione finale”. Al di là di queste prospettive, condivise con entusiasmo anche dal governo italiano, rimangono tuttavia moltipunti non chiariti. I potenziali effetti indesiderati causati dalle centinaia di mutazioni off-target denunciate da diversi ricercatori restano un punto interrogativo non da poco. E dimostrano che la maggior precisione delle nuove biotecnologie non è poi così reale. La realtà è che non esiste un metodo scientifico che oggi sia in grado di prevedere i rischi ambientali o sanitari delle New Breeding Techniques, e la scienza è ben lontana dal poter vantare certezze su una loro sicurezza. Lo hanno scritto 60 scienziati europei di fama internazionale in un appello pubblicato di recente, che chiede di regolamentare tutti i nuovi processi e prodotti biotecnologici in maniera rigorosa. In caso contrario, sostengono, l’Unione Europea si appresta a smantellare il principio di precauzione, riversando l’onere della prova sui cittadini e i consumatori, come già avviene in Nordamerica. Un’apertura già avviata dai grandi accordi commerciali con Stati Uniti (TTIP) e Canada (CETA). Un’apertura che le grandi multinazionali del biotech, finora tenute fuori dalla porta, non vedono l’ora di sfruttare.

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