Area Grecanica la semina del grano per recuperare un territorio

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Il paesaggio della costa ionica meridionale della Calabria non manca di stupire i visitatori. A sinistra percorrendo la statale 106 in direzione Taranto il mare ci accompagna in uno snodarsi di curve e paesi che terminano in successione a distanza di pochi chilometri l’uno dall’altro mentre a destra si intravedono colline e vaste distese incolte in pendenza che custodiscono reperti risalenti all’era dei calcidesi, dei greci e dei romani. E’ un territorio che oltre ad ospitare il principe degli agrumi, il bergamotto, nel tempo ha anche, con la sua fertilità, dato spazio a tipi di frumento autoctoni oggi sulla via del recupero e dalla valorizzazione.

Fino agli anni ’80 nell’Area Grecanica si seminava e si raccoglieva frumento e paesi come Roghudi, Condofuri, Bova, incentravano la loro economia sul commercio del grano, non numeri da capogiro ma comunque un buon introito per l’economia del posto. Oggi a distanza di 30 anni Salvatore e Donatella seminano e coltivano frumento tenero come il Maiorca, frumento duro come il Simeto e lo Jurmano, la segale. Di quel tratto di terra rimasto incolto per decenni oggi sono circa 10 gli ettari coltivati a frumento con una resa di oltre 8 – 10 Tonnellate di granella raccolta. Ma Salvatore e Donatella non sono soli in questo meraviglioso progetto di recupero, insieme a loro ci sono altri coltivatori dislocati in tutta l’area che grazie alla Comunità dei Grani Antichi in Aspromonte di Sloow Food si sono riuniti per aumentare la forza e la collaborazione. Questo è importante perché se si vuole tutelare le piccole produzioni lo si deve fare insieme, proprio in questi contesti è l’unione che fa la forza. Pensare che negli anni cinquanta  e sessanta, prima che un alluvione spazzasse per intero il paese, a Roghudi ogni famiglia coltivava il suo grano e vi erano circa 10 mulini funzionanti tant’è che una via del paese, quella che portava ai mulini, appunto, si chiamava Via dei Mulini. La semina, il sudore; la raccolta la gioia! Erano azioni e sentimenti condivisi da tutti gli abitanti del paese e attorno al frumento si stringevano anche rapporti di amicizia e di solidarietà. Chi teneva a riposo il terreno, poteva usufruire del grano del vicino in un rotare di amicizia e di aiuto.

Il grano ha da sempre assunto, insieme all’olio e al vino, una simbologia sacra ancorata nel tempo e alle origini del Cristianesimo e quindi ci sia approccia a questo cereale con rispetto e devozione così come al suo prodotto: il pane. Il pane di grano, il cosiddetto “pane casereccio”, di semola di grano duro coltivato in quest’area, veniva panificato ogni due settimane tenendo in considerazione la grandezza del forno ed alle esigenze della famiglia. Parte del pane veniva cotto due volte nel forno (pane biscottato) lasciandolo un’intera notte all’interno dello stesso in modo che si essiccasse e non si ammuffisse. In questo modo la famiglia, finito il pane fresco, aveva il “biscotto” in attesa di panificare nuovamente. Un pane crudo veniva conservato come lievito madre e veniva tracciato con una croce, simbolo del rispetto e della gratitudine della gente contadina al creato. Oggi è possibile trovare e gustare tipi di pani dai nomi dialettali come la  lestopitta (dal greco λεπτός che vuole dire appunto “sottile”) questo è un tipo di pane che ricorda molto il pane azzimo ebraico, perchè non viene lievitato, ma è prodotto con solo impasto di acqua e farina cotta prima che inizi il processo di lievitazione. Un altro tipo di pane è denominato Pani ‘i giuggiulena (pane col sesamo). L’Area Grecanica, dunque, non sorprende i visitatori solo per il paesaggio mozzafiato ma anche per i prodotti che la sua terra sa donare il tutto avvolto da un ambiente rurale che conserva ancora la memoria degli antichi greci.

 

Dr. Antonio Paolillo Tecnologo Alimentare
OTABASICAL n.206
www.antoniopaolillo.it

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