Agroalimentare, export a quota 40 miliardi di euro

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L'agroalimentare Italiano cresce ancora, l'eccellenza del made in Italy è sempre più ricercata, e maggiore attenzione c'è anche da parte del consumatore verso prodotti non contraffatti. L'interesse di informarsi e fare acquisti consapevoli è un nuovo trend.

La quota 40 miliardi di giro d’affari per l’export agroalimentare è ormai cosa fatta per il 2017, grazie alla crescita delle vendite di vino, salumi e formaggi, con valori in crescita mediamente fra il 7% e il 9%.
Una filiera importante che, dall’agricoltura alla ristorazione, vale il
9% del Pil italiano, con più di 130 miliardi di euro di valore aggiunto. Secondo le stime di Nomisma Agrifood Monitor, l’export agroalimentare dovrebbe infatti superare i 40 miliardi di euro di introiti grazie a una crescita superiore del 6% rispetto al 2016.

I
mercati che stanno tirando la volata delle vendite italiane all’estero sono in particolare i paesi extra-Ue, pur rappresentando ancora meno del 35% del totale dell’export. Tra questi, in particolare, Russia e Cina, con variazioni negli acquisti di prodotti agroalimentari italiani, oltre il 20%, nonostante il loro peso continui a essere marginale sul totale dell’export.

L’aumento dell’export, unito a un consolidamento della ripresa dei consumi alimentari sul mercato nazionale, prefigura un 2017 all’insegna della crescita economica per le imprese della filiera agroalimentare – sottolinea Denis Pantini, responsabile dell'area agroalimentare di Nomisma – Dallo scoppio della recessione globale ad oggi il valore aggiunto della filiera agroalimentare italiana è cresciuta del 16%, contro un calo di oltre l’1% registrato dal settore manifatturiero e un recupero del 2% del totale economia, avvenuto in maniera significativa solamente a partire dal 2015”.

Dati sicuramente molto positivi che arrivano in un contesto come il settore agroalimentare
ancora molto frammentato, con appena il 2% del totale delle imprese agroalimentari che superano i 50 addetti occupati. Rimane un’inferiore propensione all’export della nostra industria alimentare rispetto ad altri competitor (23% contro il 33% della Germania), che dimostrano il forte divario in termini di fatturato con la Francia (59 miliardi) e con i tedeschi (73 miliardi di euro di fatturato da export).

A livello regionale, fra le regioni italiane maggiormente “market oriented”, troviamo
Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, che esportano in valore il 60% del totale del fatturato di export agroalimentare made in Italy. Arranca il Sud, che, nonostante produzioni agroalimentari di qualità diffuse, incide sul totale del fatturato solo per meno del 20%.

Oltre 3,2 milioni di occupati nella filiera
La filiera dell’agroalimentare italiano,va dalla produzione agricola alla distribuzione al dettaglio e ristorazione. Vale oltre 130 miliardi di euro di valore aggiunto (pari al 9% del Pil italiano), genera lavoro per oltre 3,2 milioni di occupati (il 13% del totale) e coinvolge 1,3 milioni di imprese (il 25% delle aziende attive iscritte nel Registro imprese delle Camere di Commercio.


Fonti: nomisma, agronotizie, mipaaf, il sole 24 ore

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